LES TROIS TETONS – SWEET DANCE

Difficile dire di loro. Non voglio certo passare per le solite manfrine “bravi, esperti ecc ecc”. Giunti ad un certo numero di recensioni queste cose vengono decisamente a noia a chi scrive, figuriamoci al gruppo (in giro da che io avevo 7 anni). Della musica questa volta voglio parlare ma, diamine, a modo mio: sorseggerò con rude gaiezza la mia birra e mi farò scarrozzare dalle note del dischetto, invero decisamente orientato più su atmosfere dilatate e, per così dire, da viaggio.

Les Trois Tetons (nome coraggioso in quel di Genova, mi permettano di farlo notare) suonano rock, ma di quello che non sai mai se dirlo rock o chissà cosa, sempre sul filo del rasoio tra il sud degli Stati Uniti, Tom Waits e le tendenze europee del pianoforte. Di sicuro ai sei musicisti piace variare, questo è chiaro: lasciate a casa le briglie del genere prescelto, spaziano di continuo tra atmosfere solari ed atmosfere tormentate, da note che sanno di nicotina e caffè (Sweet Dancer, In my House) ad altre che respirano di spazi aperti (Lullaby, As I Walked Out).

Fa capolino il blues qui e là, talvolta smaccatamente, talvolta (raramente) in maniera più sottesa, mai tuttavia sarà la sua intrusione quella dell’ospite inatteso, anche nelle composizioni meno tracciate di stelle e strisce. Ha spazio il boogie, l’amore per il suono anni ‘60, ricco di hammond, ma anche amore per il suono ‘70, per Tom Waits, privato della farragginosità che ultimamente lo contraddistingue, e per i Rolling Stones.

Il gruppo non fa segreto delle influenze più o meno evidenti che contaminano il suono Trois Tetons, non volendo la proposta essere di carattere innovativo. Se mi si permette una presunzione, lo scopo è, in questo caso omaggiare la musica che il musicista ama. In questo la band esce vincitrice, proponendo un suono che non racconta nessuna storia mai sentita, ma la cosa non interessa a nessuno: ascoltatori, come musicisti, compresi. Promossissimi, senza dubbio.

Alexander Giorgino

Genovatune.it