In Dangereyes, il loro nuovo album, i contatti con qualsiasi realtà musicale emersa oltre gli anni settanta sono praticamente assenti. Certo, qualche eco dei Wilco più tradizionali in qualche pezzo si avverte ma, in linea di massima, è nel più classico rock stonesiano venato di blues che Zac e soci trovano le proprie radici. Il fatto di affidarsi a un sound che è comunque ormai senza tempo, però, li mette quasi al riparo dalle più scontate accuse di passatismo. Un sound asciutto e vibrante come si deve, e una scrittura che sa spaziare tra pezzi più rockati e ballate col giusto grado di intensità, garantiscono un risultato finale d’eccellenza che, proprio tra i lettori di una rivista come il Busca potrebbe trovare tantissimi estimatori. Un pizzico di vigore clashiano qui e là e qualche pennellata sottilmente lisergica, gli unici, comunque ben accolti, sbandamenti in una scaletta di rara coerenza.

Lino Brunetti